Sogno di una notte in mezzo all’epidemia

Mi sono addormentato con la radio accesa che ripeteva notizie sull’epidemia del coronavirus, ed ho sognato che stavo lavorando in una impresa impegnata a costruire ospedali.
Un sogno vivissimo, avete presente quei sogni che sembrano talmente reali che li per li non realizzi se era sogno o realtà?
E così mi sono svegliato nel mio letto è mi è venuto il dubbio: stavo sognando di essere in cantiere, mentre stavo a casa in quarantena, o mi ero appisolato in cantiere, e sognavo di essere a casa?

Ma lasciate che vi racconti questo sogno:

Dunque, mi trovavo in uno squallido prefabbricato adibito ad uffici da cantiere, una specie di baracca di metallo circondata da un piccolo piazzale fatto di calcinacci spianati con il rullo compressore.

All’interno della baracca c’è un ufficio polveroso pieno di scatole e di valigie di attrezzi appoggiati ovunque; le pareti erano tappezzata da progetti in A-zero appiccicati al muro con il nastro isolante, e un paio di strumenti di misura penzolano dai ganci al soffitto.

Sulla scrivania, ingombra di fogli sparsi, un PC su cui gira una versione crakkata di Autocad, e accanto al mouse una tazza di caffè che sembra ancora caldo.

Una mosca ronza e sbatte contro la finestra. Oltre i vetri sporchi torreggia la sagoma di un grande ospedale con un eliporto sul tetto, e più in là un cantiere edile.

Un cartello appeso con il fil di ferro ai tubi Innocenti avvisava che sono in corso i lavori di costruzione del nuovo padiglione per le emergenze e la terapia intensiva. Nel silenzio del cantiere vuoto si sente il cigolio del cartello mosso dal vento. Nessuno in giro.
Ogni tanto passa un’ambulanza guidata da un autista con la faccia nascosta dalla mascherina. Guida in silenzio, senza sirena, come se non avesse fretta. Dallo stesso cancello in cui entrano le ambulanze escono i carri funebri, ma non hanno fiori sulle bare, e nessuno che li segue.

C’è un foglio attaccato sulla porta del cesso, cerco di leggere cosa c’è scritto:

“Da lunedì prossimo sono sospese le lavorazioni, tutto il personale non impegnato nei collaudi è invitato a rimanere in ferie finché dura l’emergenza del coronavirus”

Un rumore mi fa girare: è il mio collega che sta armeggiando con la stampante, cercando di smontarla.

– “questa cazzo di stampante puzza di cadavere!” esclama annusando il vano del toner.
– “deve esserci entrato un topo, attirato dall’odore del formaggio che tenevi nel vassoio A3, e quella povera bestia sarà morta stritolata negli ingranaggi…”
– “da qualche parte dovevo metterlo… perdio, da quando hanno chiuso tutti i locali ci tocca cucinare qui in ufficio! A proposito, dove hai messo l’olio?”
– “olio: lettera O, lo trovi nello scaffale degli ordini. Il pepe invece sta nel banner dei Preventivi.”
– “e la birra dove l’hai archiviata? ”
– “in frigo. La porta!”
– “in frigo o sulla porta? deciditi!”
– “no, dicevo: la Porta! Stanno bussando!”

Entra un uomo di mezza età, ben vestito e con le mani curate, evidentemente infastidito dal casino e dai cattivi odori, si siede in punta alla sedia, e si guarda intorno come se temesse di essere aggredito da un topo in agguato.

– “buonasera, stavo cercando i responsabili dell’impresa appaltatrice”.
– “complimenti, ne ha appena trovati due”
– “ma… il Dottore non c’è?”
– “Non c’è nessuno, ci siamo soltanto noi, tutti gli altri sono in ferie, o tappati in casa per il virus. Come possiamo aiutarla?”
– “Sono il responsabile della ASL. Sono venuto a chiedere la prosecuzione dei lavori e la consegna immediata della struttura”.
– “La struttura era già pronta per la consegna, siete stati voi che ci avete fatto rimuovere l’impianto perché non gradivate la marca scelta da noi, e avete preteso una marca semi-sconosciuta prodotta da una fabbrica della zona di vostra fiducia… vi abbiamo anche mandato il preventivo per rifare tutto da capo. Purtroppo il fornitore da VOI scelto non è in grado di fornire quanto richiesto, e non si sa quando consegna… ma sapete anche questo, suppongo”.

il viso dell’uomo si fa scuro, ma continua come se non avesse sentito.

– “ci serve subito la terapia intensiva. Rimontatelo!”
– “Non possiamo permetterci il lusso di smontare del materiale abbastanza costoso lasciandolo marcire in magazzino. E’ stato usato in altri cantieri, non è più disponibile, mi dispiace.”
– “Allora ricompratelo! Ricomprate quello che vi pare, di qualsiasi marca e rimontatelo, ma fatelo adesso, subito! Vi paghiamo per intero
– “intero?” chiede il mio collega alzando un sopracciglio
– “ehm..intero!”
– “Vedremo cosa possiamo fare. Lei intanto ci firmi l’ordine. Senza la sua firma non possiamo fare nulla, lo sa.”

Se ne và sbattendo la porta, e bestemmia inciampando sui calcinacci.

– “Bè… cosa facciamo… avvisiamo il capo? Telefoni tu?”
– “credo che il capo abbia il telefono spento, mandiamogli una mail”
– “ok, comincia a scrivere”

“buongiorno capo, è venuto il tizio della ASL, ha detto che non gli frega più niente se non montiamo il materiale fornito della coop rossa, e che rinuncia alla tangente. Che facciamo, ordiniamo?”

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