Quanto costa un litro di latte?

Quanto costa un litro di latte? A quanto ammonta lo stipendio medio di un operaio?
e perché proprio quella cifra, e non il doppio o la metà?

Chi decide i prezzi?

La risposta è: “li decide il mercato, la legge della domanda e dell’offerta”.

Così risposi una volta a mio zio. La sua risposta mi lasciò sbalordito:

“e chi cazzo l’ha votata questa legge? Votiamone un’altra meglio!

Se state pensando che i prezzi li decide lo Stato siete Salvini, se state pensando che i prezzi li decide la rete siete Di Maio.
Se invece siete confusi, siete in ottima compagnia. I rudimenti dell’economia non vengono insegnati nella scuola dell’obbligo. Vi hanno fatto studiare il Manzoni, che non vi è servito a niente (a parte diagnosticare la peste dai prmi sintomi), ma non vi hanno mai accennato ad Adam Smith, che vi avrebbe fatto capire perché il latte costa un euro invece di due.

Eppure non è difficile. Il meccanismo alla base dei prezzi è molto semplice, una volta capito sembra addirittura ovvio.

Per prima cosa chiariamo che la legge del mercato non è una legge che viene votata in parlamento, è una “legge” nel senso matematico della parola, come la legge di gravità, per intenderci; che anche se venisse dichiarata incostituzionale le cose continuerebbero lo stesso a cadere per terra.

La spiegazione di come funziona la legge di mercato si basa su un paio di osservazioni molto semplici: la prima osservazione è che chi ha i soldi li spende cercando di comprarci più cose possibile.
Voglio dire, se ci sono due paia di scarpe più o meno uguali, ma hanno prezzi molto diversi, l’acquirente sceglie sempre quelle meno care. Se dopo aver comprato le scarpe gli avanzano dei soldi comprerà qualcos’altro, oppure li metterà da parte per comprare un televisore più in là; se ha tanti soldi comprerà tante belle cose costose e non sempre utili, se ne ha pochi solo l’essenziale; ma insomma alla fine,

1) prima o poi i soldi che si hanno in tasca vengono spesi tutti, cercando di pagare le cose al prezzo più basso possibile.

E fin qui ci siamo. Ma passiamo alla seconda osservazione: se una cosa è fatta per essere venduta, prima o poi lo sarà, a qualunque prezzo.

Ovvero, chi fornisce un bene o un servizio cercherà di venderlo al prezzo più alto possibile, mica lavora per la gloria… Tuttavia non si può avere la certezza che si riuscirà a vendere il  prodotto, potrebbe “rimanervi sul groppone”, come si dice.

Un prezzo più basso è sempre meglio di niente, perciò se qualcosa che sta in vendita non trova compratori, il venditore farà degli sconti, sperando di riuscire a piazzare il suo prodotto (o servizio) a un prezzo più basso: il supermercato fa il “3×2”, la bottega fa i saldi, il disoccupato si accontenta di uno stipendio più basso pur di lavorare; comunqe prima o poi

2) tutto quello che può essere venduto lo sarà, e ogni venditore cercherà di spuntare il prezzo più alto, altrimenti abbasserà il prezzo finché non trova un compratore.

Anche qui è tutto chiaro; ma il passo logico successivo non è altrettanto intuitivo: infatti, se tutto il denaro che c’è in circolazione viene speso per acquistare tutto quello che è in vendita, e tutto quello che è in vendita viene venduto ad un prezzo più o meno scontato finché non si riesce a venderlo tutto, l’inevitabile conseguenza è che

3) il prezzo delle cose si adegua automaticamente alla quantità delle cose da comprare e, viceversa, il prezzo delle cose in vendita si adegua automaticamente alla disponibilità di denaro dei compratori.

E’ tutta qui la legge della domanda e dell’offerta.

Perciò se aumentano i soldi in circolazione i prezzi aumentano; se aumenta la disponibilità delle cose da comprare, i prezzi scendono.

Nel primo caso si parla di “inflazione”; nel secondo caso di “deflazione”.

Per far aumentare l’inflazione deve aumentare la massa di denaro circolante rispetto alla massa dei beni in vedita (ad esempio stampando altro denaro, oppure sottraendo prodotti dal mercato, come quando una calamità distrugge i prodotti destinati alla vendita).

Per andare in deflazione devono aumentare i beni in vendita rispetto al denaro circolante. Tutti ricorderanno come fossero infinitamente più costosi di oggi i computer e i telefoni cellulari, quando non erano ancora arrivate le navi porta-containers dalla Cina cariche di questi prodotti. In questo caso si parla di deflazione per aumento dell’offerta (considerata “buona” perchè la gente è più contenta quando può permettersi di comprare più cose). La deflazione è considerata “cattiva” quando a parità di merce disponibile la gente non compra e preferisce mettere i soldi da parte (perchè teme brutti tempi o perchè pensa di risparmiare per investirli). I governi temono la deflazinoe come la peste, primo perché tassano tutto quello che viene comprato/venduto, e se la gente compra di meno diminuisce il gettito fiscale, cioè i soldi che intascano, secondo perché in deflazione il peso dei debitori aumenta, e gli Stati (specie il nostro) sono molto spesso fortemente indebitati.

Nella storia questa correlazione tra merci e moneta non sempre è stata compresa. Ad esempio, quando arrivarono in Europa i galeoni carichi di oro degli Incas,  all’indomani della scoperta dell’America,  il Re di Spagna fece immediatamente fondere l’oro in dobloni, e li spese. Il popolino non seppe spiegarsi l’improvviso aumento dei prezzi: davano la colpa ai banchieri, agli ebrei, ai bottegai (oggi li chiameremo complottisti), e non vedevano quella che oggi ci sembrerebbe un’ovvia correlazione di causa –effetto: era scoppiata l’inflazione perché era aumentata la massa di denaro in circolazione, mentre la produzione di beni e servizi era rimasta invariata. Con gli stessi soldi potevano comprare meno cose di prima, perché costavano di più.

Adesso capite perché la legge punisce i falsari: stampando banconote aumenta la quantità di denaro circolante, ma non la quantità di cose da comprare, quindi la gente comprerà le stesse identiche cose che poteva permettersi prima (ad un prezzo maggiore) al netto di quelle che si è comprate il falsario.
L’unico che ci guadagna è il falsario, i beni che acquista con i soldi stampati sono cose in meno che potranno permettersi di comprare tutti gli altri, per cui è come se le cose che compra con i soldi che ha stampato le avesse rubate.

Quando un politico dice che vuole ritornare alla lira per finanziare le spese dello stato agisce esattamente come il falsario.

Risolvere una crisi economica stampando denaro è come pretendere di risolvere il problema della disoccupazione stampando buste paga, però è molto popolare come soluzione tra i politici, perché sanno che la maggior parte della gente è troppo ignorante in economia per capire che li stanno fregando.


I politici usano i soldi freschi di zecca per pagare stipendi inutili, finanziamenti clientelari e prebende, godendo di un immediato consenso elettorale; dopo diversi mesi l’inflazione generata dall’uso dissennato della moneta fa aumentare i prezzi, ma l’elettore medio non coglie la correlazione di causa – effetto, attribuisce l’aumento dei prezzi all’avidità delle multinazionali, ad oscuri giochi di potere delle grandi banche, ad alre sciocchezze simili la cui diffusione è incoraggiata e favorita da chi intanto si gode il potere, i soldi e la poltrona.

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