Dialettica dei sessi (per Antonella Baroni)

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  • #12353
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    L’incontro-scontro fra uomini e donne è un tema sempre popolare e vivacemente dibattuto. Ciascun sesso va naturalmente in cerca dell’altro, ma esistono differenze evidenti nel “comune sentire” di uomini e donne che spesso rendono il loro incontro piuttosto conflittuale. Ma le differenze (intendo, ovviamente, quelle comportamentali) fra i due sessi sono naturali o culturali?

    Cominciamo dall’inizio: l’esistenza della sessualità in natura sembra cosa ovvia, ma domandarsi perché il sesso esista è tutt’altro che sciocco. In natura, la riproduzione sessuata è una cosa complicata. Anzitutto richiede l’incontro fra due individui diversi; poi l’esistenza di appositi comportamenti atti a far sì che essi mescolino i loro geni, poi ancora l’esistenza di condizioni che rendano probabile la sopravvivenza di almeno una piccola parte della progenie. Al confronto con la riproduzione asessuale, quella sessuale sembra decisamente sfavorevole. Vogliamo mettere quanto è più elegante un’ameba che si scinde rispetto al faticoso incontro di due individui sempre un po’ sospettosi l’uno dell’altro?

    Eppure la sessualità è stata favorita dall’evoluzione per un ottimo motivo: è il sistema con il quale i geni si rimescolano per dare luogo a una gamma praticamente infinita di combinazioni sempre nuove. La sessualità non crea nuovi geni (lo strumento di questa creazione sono le mutazioni, cioè alterazioni nella sequenza del DNA), ma permette di sperimentare sul campo quali combinazioni di geni permetteranno un migliore adattamento all’ambiente.

    In parole povere, la sessualità è praticamente indispensabile all’evoluzione, tant’è che qualche tipo di sessualità esiste in tutte le specie viventi, anche in quelle che di norma utilizzano sistemi non sessuali per moltiplicarsi. Perfino gli umili batteri hanno una loro specie di sesso, e in certe condizioni sono in grado di scambiarsi pezzi di cromosoma per acquisire nuove opportunità adattative.

    Ferma restando l’utilità, anzi l’indispensabilità del sesso per creare nuove combinazioni di geni, i “metodi” biologici per determinare il sesso degli individui sono quanto mai bizzarri e svariati. Tutti, o quasi, sanno che nella specie umana la determinazione del sesso è cromosomica: ci sono i cromosomi sessuali X e Y, se hai due X sei femmina, se hai un X e un Y sei maschio. Questa regola è ben lungi dall’essere universale. Tanto per fare un esempio a caso, in alcuni rettili la determinazione del sesso è puramente ambientale: se fa caldo nascono soprattutto femmine, se fa freddo soprattutto maschi. E c’è un notevole numero di variazioni sul tema.

    Restando ai noi mammiferi, XX o XY è la base di partenza per diventare femmine o maschi, ma è solo parte della storia. Una volta scelti i cromosomi, chi orchestra lo sviluppo sessuale sono gli ormoni. All’inizio dello sviluppo, esiste una gonade (ghiandola sessuale) primitiva indifferenziata, il cui programma di base, semplificando, sarebbe diventare un ovaio. E così accade, se manca il cromosoma Y. Se invece questo c’è, la gonade indifferenziata viene diretta a diventare un testicolo.

    Ad un certo punto dello sviluppo, le gonadi iniziano a produrre gli ormoni sessuali che orientano in senso maschile o femminile il destino dell’apparato riproduttivo, e non solo di quello. Solo se gli ormoni possono funzionare in modo appropriato lo sviluppo sessuale va a buon fine.
    Gli ormoni sono molecole potentissime, che hanno effetto sulla funzione dei geni in molte parti del corpo, cervello compreso. Ci sono molte prove che, durante la vita prenatale, il cervello riceva un “imprinting” maschile o femminile che orienta il comportamento successivo.

    Insomma, agire come maschio o come femmina non è qualcosa che è determinato puramente dalla cultura e dalla società, come vorrebbe una scuola di pensiero alquanto estrema: è qualcosa che ha radici profonde nella biologia e nella fisiologia. Se ci pensate, è logico che sia così. L’”interesse biologico” di ciascun sesso è, in sostanza, riprodursi con successo; ma la differenziazione tra i sessi crea una divisione del lavoro che fa divergere le strategie riproduttive ottimali di maschi e femmine.

    I maschi cercano di diffondere il loro DNA il più possibile cercando molte partner diverse.

    Le femmine hanno un limite quantitativo, perché anche ai più bassi livelli biologici la produzione delle cellule uovo è più complessa e dispendiosa rispetto a quella degli spermatozoi; perciò cercano di assicurarsi i maschi migliori, piuttosto che molti maschi.

    Ai livelli “alti” dell’evoluzione, naturalmente, il comportamento sessuale non è stereotipato, ma è in buona parte appreso e quindi passibile di notevoli modulazioni culturali. Tuttavia la base biologica resta potente, e attraverso il suo braccio armato, gli ormoni sessuali, tende ad assicurasi che venga svolto il compito primario di ogni individuo: riprodursi.

    Nella nostra natura di primati e mammiferi, la chiave di volta del successo riproduttivo è il comportamento materno. I maschi, dopo la fecondazione, aumentano la probabilità di sopravvivenza dei piccoli difendendo dai nemici il branco o l’harem e talvolta procurando il cibo, ma il rapporto fondamentale è quello dei cuccioli con la madre.

    Nell’evoluzione, il rapporto madre-figli è alla base delle ricche interazioni interpersonali che caratterizzano le società degli animali più evoluti e, ovviamente, la nostra. La nascita delle emozioni è frutto dello “status” mammifero e del legame così particolare che esiste tra madre e figli. Legame che, benché passibile di “interpretazioni” legate alle diverse culture e soggetto, anche in natura, a occasionali disfunzioni, ha una sua profonda base biologica che costituisce una delle maggiori differenze fra la femmina e il maschio della specie.

    L’idea che l’individuo alla nascita sia una pagina bianca sulla quale si può scrivere qualsiasi cosa è molto diffusa ma è sostanzialmente falsa.

    E’ diffusa a sinistra, dove si crede che ammettere che esistano differenze innate fra le persone significhi dare sanzione scientifica alle disuguaglianze; ma è diffusa anche in quasi tutte le ideologie totalitarie, che pensano di poter plasmare il comportamento umano esattamente secondo i dettami del dittatore di turno.

    Da un punto di vista biologico, le differenze fra gli individui sono una ricchezza incalcolabile che la natura cerca di preservare con ogni mezzo, uno dei quali è il sesso.

    La disuguaglianza nell’indole, nelle preferenze e propensioni di ciascuno, ovviamente non ha nulla a che vedere con la disuguaglianza nei diritti fondamentali. La società prospera sulle disuguaglianze, se permette a ciascuno di dare il meglio di sé senza imporre camicie di forza e norme comportamentali.

    #12355
    Antonella Baroni
    Partecipante

    bon. mo’ cerco di allegare una riflessione culturale storica, per quel che posso.
    va bene se posto tutto sotto il mio nome dicendo anche che è collettivo e citando i partecipanti?
    atttendo magari anche altri…
    per me va bene anche se lo fai pure tu.
    tanto puoi, come me.

    #12356
    Antonella Baroni
    Partecipante

    ah, mi sonno dimenticata di dire che la mia versione ‘il Vozir’, secondo me era utile ed appetibile, a dare una veste poco discutibile, di tutta questa importantissima, fondamentale, faccenda.

    #12357
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    Ma certo, posta tu col tuo filo conduttore culturale e storico, che è quello giusto. Il mio pezzo lo puoi adattare come vuoi.

    #12358
    Antonella Baroni
    Partecipante

    trovo che sia perfetto così 🙂

    #12360
    LanaCaprina
    Partecipante

    Proposta: e se invece di un unico articolo a più mani facessimo più articoli distinti a tema “femminismo e dintorni”?
    Tanto più che con l’otto marzo (che non è poi così lontano) siamo molto in tema.

    #12361
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    Forse è una buona idea, dato che ho paura che l’articolo a più mani potrebbe risultare un pippone di lunghezza interminabile. Antonella che ne pensa?

    #12362
    LanaCaprina
    Partecipante

    Non saprei… però il mio è lungo più di mille parole, secondo me diventa una lettura troppo pesante.

    Non so bene se pubblicarlo in realtà. Il tema è molto importante, non so se sono in grado di trattarlo senza superficialità. Intanto lo posto qui, magari ditemi se ne vale la pena:

    «
    Sulla scia degli articoli di Capretta Amaltea e Antonella Baroni, aggiungo il mio piccolo contributo sul tema “femminismo e dintorni”.

    Quello di cui vorrei parlare io magari è qualcosa di più terra terra e banale, è un esempio di un movimento culturale che (secondo me) è in profondo declino. Sto parlando del “fenomeno” (prima letterario e poi cinematografico) di 50 sfumature di Grigio. O meglio, del suo successo tutto femminile (“il libro che tuttE leggono”, recitava la reclame).

    Ma partiamo più da lontano.

    Come chiunque bazzichi il mondo di internet o televisivo probabilmente sa benissimo, il gentil sesso si ritrova spesso al centro di un fuoco di sbarramento che vede due fronti diametralmente contrapposti:

    Da un lato ci sta una società che, nonostante tutti i progressi fatti, ancora fatica a riconoscere a una donna gli stessi meriti che riconoscerebbe ad un uomo, e a trattarli come esseri equivalenti. Esempi di questo gap sono quasi all’ordine del giorno, dal clamore che suscitano i provvedimenti con “quote rosa” (che dal mio punto di vista sono una specie di aborto giuridico, ma se se ne sente la necessità c’è evidentemente un motivo), alle violenze di genere (perchè sì, sicuramente anche le donne infastidiscono e stalkerano i loro ex, ma generalmente in misura inferiore, o comunque sono meno violente), dalla penalizzazione in ambito lavorativo (sia in fase di assunzione che in fase di avanzamento di carriera) fino ai più beceri luoghi comuni che sentiamo quasi ogni giorno, chi nel proprio ambito.

    Dall’altro lato, abbiamo ciò che dovrebbe “difendere” le donne e agire contro questo status quo: il femminismo. Peccato che il movimento femminista spesso finisca per combattere contro le stesse donne che dovrebbe invece proteggere, da una parte scendendo nel ridicolo e nella critica pretestuosa, dall’altra condannando le stesse donne che non rientrano nello stereotipo di “donna femminista”, finendo per ricadere negli stessi stereotipi (ma a parti invertite, come un negativo) propri del maschilismo. Non sto parlando ovviamente di tutto il movimento femminista o di tutte le femministe, ma della parte più radicalizzata di loro (nazifemministe) che è arrivata a farla da padrone in termini di media e visibilità.

    E qui arriviamo a 50 Sfumature di Grigio. Vorrei precisare che quelli in questo articolo sono i miei pareri personali, non intendo in nessun modo offendere coloro ai quali il libro è piaciuto, la mia critica si riferisce principalmente al messaggio e alla relazione per come io l’ho vista dipinta su quelle pagine.

    Il successo di tale “opera” (in particolare all’interno del mondo femminile) secondo me riflette più di ogni altra il fallimento di un movimento culturale che doveva dare il “lancio” a metà della popolazione mondiale, costretta fino relativamente poco tempo fa in una condizione di inferiorità che in molti paesi del mondo perdura ancora oggi.
    E invece cosa ci ritroviamo?
    La protagonista, Anastasia (da qui in poi solo Ana), è dal mio punto di vista l’antitesi di un secolo di rivendicazioni: è una ragazzina patologicamente insicura (no dico, si lamenta di essere troppo magra e di avere gli occhi troppo grandi… troppo magra?!? Occhi troppo grandi?!?), che legge solo libri romantici (stereotipo), svenevole e goffa, senza uno straccio di vita sessuale (ha 21 anni, è vergine ed è stata baciata solo due volte in vita sua, stereotipo). Intraprende una relazione sentimentale sadomaso con Christian Grey, un uomo d’affari più grande di lei, che è un maniaco del controllo: un vero e proprio malato che la pedina, le impedisce di andare da sua madre, interferisce con il suo lavoro, interferisce con le sue amicizie (per meglio dire, le impedisce di averne), interferisce con le sue cose (le sceglie i vestiti che deve mettersi, le sostituisce la macchina), interferisce con i suoi pasti. In sostanza le impedisce di fare qualsiasi scelta riguardo alla sua vita (forza persino la scelta sull’intraprendere o meno la relazione, sulla base del “o così o si vede che non mi vuoi abbastanza bene”), anche la più banale.

    Comportamenti che farebbero scappare a gambe levate qualsiasi donna dotata di un minimo di cervello e di amor proprio, ma non Ana. No, lei soffre tremendamente tutto questo, ma resiste stoicamente perchè lui ha tanti problemi, è un cucciolo smarrito, ma lei lo salverà e lui cambierà. In effetti è questa la cosa peggiore, perchè alcuni di quei comportamenti in una relazione BDSM sarebbero anche comprensibili, ma Ana non è mai veramente consenziente, non prova mai piacere nel subire le angherie di Mr Grey, sempre solo ansia, paura, sofferenza, tristezza. Rimpiange continuamente che non sono una coppia normale, infatti sta insieme a lui per cambiarlo. Quando lui si arrabbia con lei, quando l’aggredisce (fisicamente o verbalmente) si colpevolizza per non averlo capito, o comunque lo giustifica per il suo passato tormentato. Arriva a sentirsi lusingata delle sue attenzioni, della sua gelosia morbosa, del suo stalkeraggio. Annulla completamente i suoi desideri e le sue aspirazioni, li sacrifica sull’altare del vero AMMMORE che resiste a tutte e avversità (ma a fare i sacrifici deve essere solo lei).

    Ma no. Ma no, cribbio.
    Il fatto che questa cosa abbia avuto un simile successo planetario, soprattutto fra le donne, a me dà la misura di quanto il tiro della cultura femminista abbia mancato il bersaglio negli ultimi decenni. Combattere una cultura tradizionale tendenzialmente maschilista non “educando” le nuove generazioni di donne a combattere per la propria indipendenza e a fare scelte consapevoli (insomma, a sentirsi esse stesse, in primo luogo, pari agli uomini), ma copiando le esasperazioni, gli stereotipi e le superficialità del maschilismo al negativo. È la filosofia del “lui va con tutte ed è un grande, lei va con tutti ed è una poco di buono, non è gggggiusto”. No, infatti non è giusto. Sono poco di buono entrambi (e provate a pensare a quante volte questa frase viene usata per giustificare un comportamento sbagliato di una donna, invece).

    Credo che le donne, se davvero vogliono abbattere le ultime ingiustizie che le vedono penalizzate a causa del proprio sesso, debbano chiedersi innanzitutto come mai, nonostante tutte le lotte le conquiste, un personaggio come Mr Grey abbia questa popolarità e sia così desiderato dalla massa femminile.
    Io non lo so. Posso solo ringraziare chi, nella mia vita, mi ha insegnato che “amore” significa soprattutto rispetto, consapevolezza, indipendenza, ammirazione, cura, fiducia. Non una competizione dove c’è uno che vince e uno che perde, uno che salva e uno che deve essere salvato, uno che porta i pantaloni e uno che prepara i sandwich, ma una “società” dove persone sullo stesso piano portano avanti la loro relazione bilanciando diritti e doveri, pregi e difetti, uguaglianze e diversità.

    Qui il link a una recensione capitolo per capitolo del libro, con evidenziato il carattere malato della relazione fra i due protagonisti.

    #12363
    Antonella Baroni
    Partecipante

    a domanda…non so cosa ne penso, ma credo sa importante
    capisso serva a poco, ma davvero, onestamente, non so cosa sia meglio
    mi affido a voi e faccio solo un cappelo introduttico di nanura ‘storia’.

    #12364
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    Io direi questo. Facciamo una serie di post “8 marzo” e postiamo in serie i nostri contributi ogni paio di giorni, salvo inserimenti di altri utenti. Comincia Antonella col suo inquadramento culturale, poi io e infine Lana. Vi va?

    #12365
    Antonella Baroni
    Partecipante

    swmpre chiedo scusa per il fatto che ci vedo male, ergo non vedo spesso bene quello che scrivo.
    ma adesso devo occuparmi della

    #12366
    Antonella Baroni
    Partecipante

    per me va bene comunque, decidete voi.

    #12367
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    Allora posta tu appena sei pronta.

    #12368
    LanaCaprina
    Partecipante

    Io non so se alla fine lo posto, mi sembra superficiale e non voglio assolutamente trattare un tema del genere in questa maniera. Però non sono riuscita a partorire di meglio, mi dispiace.

    Vai Anto, appena sei pronta 🙂

    #12369
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    A me non sembra superficiale, dà interessanti spunti di discussione. Comunque inizi Antonella, poi vediamo.

    #12370
    Antonella Baroni
    Partecipante

    non è ancora ( marzo…che dite…anticipiamo con la scusa delle manie delle matte islamiche?

    #12371
    Antonella Baroni
    Partecipante

    si potrebbe anche farlo.
    così quando è il m0mento giusto ci siamo masse avanti. ma anche no
    denando a voi la decisione.
    io devo solo inquadrare le cose, raccontando due minchiatine, che sono ‘come ragiona il fattore’ , che è poi come si trova a ragionare una donna…e dire due cahate su perchè otto marzo, se si fa otto marzo.
    poi parte la raffica.
    anche se a me piaceva molto la idea di fare un mega articolo con postato ogni intervento, con il suo autore.
    era bello che esistesse una compartecipazione così chiara ed evidente 🙂

    #12372
    Capretta Amaltea
    Partecipante

    Era una bella idea, ma temo poco fruibile per chi legge. Magari posta qui anche il tuo è riflettiamo un poco se è possibile una sintesi.

    #12373
    LanaCaprina
    Partecipante

    Voto anche io per aspettare l’otto marzo (anche per vedere se si unisce qualche altra autrice, magari Ipazia).
    Per il resto sono d’accordo con Capretta, posta il tuo Anto e vediamo se è possibile una sintesi (o eventualmente come collegare meglio i singoli articoli).

    #12374
    Antonella Baroni
    Partecipante

    iol mio dinende dal vostro perchè ne è introduzione e basta.
    lo sapete che io vado ad ispirazione del momento, ma leggendovi, so che verte su due temi.
    uno:
    le donne sono sempre ‘il Visir’, cioè quello che no firma mai un documento di legge, ma lo formula.
    due:
    le donne preservano uno status quo. con tutte le conseguenze del caso. Cosa accade quando decidono di non farlo?

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