TU.

Tu sei un condottiero.

Sei un leader trascinatore, e su questo non si discute.

Ma la tua forza principale è la visione. Tu non vedi limiti davanti a te.

E questo ti dà forza, voglia di andare avanti. Ed esalta i tuoi seguaci.

Ma nascosta in questo è la tua più grande debolezza.

Che io ti spiegherò.

Hai ragione a dire che sei diventato un virus, innanzitutto.

E’ proprio così.

Prima di te il virus era Berlusconi. Io per virus intendo un’entità che tende ad entrare in tutti i discorsi. Un qualcosa o un qualcuno che instancabilmente prende iniziative tutte tese a fare sì che io non possa passare un giorno senza che da qualche parte, dalla televisione, dal Web, dai discorsi sul tram, dai giornali, il tuo nome emerga prepotente.

Succedeva così quando Berlusconi era al potere: tutto tendeva ad essere lui.

Adesso sei tu ad ottenere questo effetto.

Come quando ti stai divertendo con qualche gruppo di amici, e uno di questi insiste per parlare con te di continuo, e magari ti tira il braccio, ti fa la battutina, e poi te ne fa un’altra, e poi la fa agli altri ma in modo che anche tu la senta, e così via.

Tu sei il compagno di scuola media che non poteva stare un attimo senza attirare l’attenzione di tutti.

Però sei anche altro.

Questo non lo so per certo, sia chiaro. Però ipotizzo che tu sia una persona poco istruita. Forse sbaglio. Forse no. Ho l’impressione che quelle serate che io passavo leggendo libri, tu le passavi facendo il cazzone su un palco o godendoti la vita spensierata degli artisti.

Intendiamoci, hai fatto bene a spassartela.

Però aver letto qualche libro mi dà almeno un vantaggio.

Scrivo meglio di te, te ne sei accorto?

Non senti come queste frasi suonano tanto più pulite e oneste dei tuoi tormentoni? Sarà perché io non ho pecore da ammaestrare. Ma caproni, che sono più testardi, indipendenti e refrattari agli ammaestratori.

Certo tu sei un bravissimo tattico. Un discreto stratega. Però vedo che non hai quella sensibilità che tanti hanno – oppure ce l’hai ma la stai imbavagliando coscientemente, cosa che è ancora peggio. Quella sensibilità che porta a rendersi conto dei propri limiti e ad impadronirsene, a rispettarli, a trasformarli da un muro rigido ad un muro flessibile che si inarca e diventa un ponte con gli altri. Quel limite-ponte, ad esempio, che mi fa pensare, quando sono con altre persone e non ho nulla di divertente da dire, che è meglio stare zitto ed ascoltare gli altri piuttosto che parlare del nulla o di cose che riguardano me ma possono annoiare chi ascolta. Non hai quella sensibilità necessaria a renderti conto che nessun singolo uomo, nemmeno uno di quei Nobel che corteggi rivelando tutto il tuo senso di inferiorità e di ricerca di legittimazione, è in grado di rivoluzionare un sistema complesso e vastissimo come una nazione senza correre rischi gravissimi e soprattutto senza farli correre agli altri. Sei la persona meno adatta a cambiare l’Italia perché ti ritieni la persona più adatta a cambiare l’Italia. Questa frase è quella definitiva che racchiude compiutamente il tuo dramma e la tua eterna sconfitta. Così te la ripeto. Sei la persona meno adatta a cambiare l’Italia perché ti ritieni la persona più adatta a cambiare l’Italia. E solo un pazzo può ritenersi all’altezza del compito di cambiare a suo arbitrio e piacimento (perché diciamoci la verità, dei tuoi adepti non ti interessa nulla, visto che non solo non li consulti mai ma hai proprio dimostrato mille volte di non fidarti di loro, che opprimi con contratti-capestro, divieti, proibizioni e minacce d’espulsione) una nazione. Una nazione dove, anche solo per pura fatalità statistica, esistono centinaia di migliaia se non milioni di persone più intelligenti, più oneste e più sensate di te: e semmai sono loro che avrebbero il diritto naturale di cambiare te.

Ma torniamo alla tua forza principale: quella di non vedere limiti.

Adesso ti spiego perché è la tua debolezza fatale.

Tu non vedi limiti davanti a te

perché il tuo enorme e invalicabile limite sei tu.

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