Troppi vaccini o troppo pochi?

L’articolo è di alby

Per spiegare cosa sia la scienza si potrebbero usare poche parole o tantissime. Ma forse la cosa più semplice è osservare la realtà intorno a noi. La scienza è quella cosa che ci permette di vivere la nostra vita come la viviamo. Senza ferirci o ucciderci stupidamente provando a fare in modo scorretto qualcosa che, prima di noi, generazioni di uomini hanno provato a fare fino ad arrivare al modo migliore possibile con le conoscenze attuali. Per soddisfare il bisogno primario del cibo si è passati dal nutrirsi, con immensi rischi, di quello che si trovava in giro al coltivare e allevare tutto quello che ci serve. Per riuscire a resistere alle avverse condizioni atmosferiche si è passati dal cercare caverne e qualcosa con cui vestirsi al costruire abitazioni e ogni sorta di protezioni sempre più efficienti.

Anche la sanità è passata per continue scoperte e miglioramenti. Dall’utilizzo, con scarsa cognizione di causa, dell’effetto delle piante e dai semplici e rudimentali interventi si è passati a cure via via più elaborate e sicure. Ad un certo punto si è sviluppata una branca della medicina che avesse l’ambizione, non solo di curare le malattie in atto, ma anche di prevenirle perché non avvenissero. Un salto di qualità incredibile che però ha una piccola controindicazione: più l’evento che previene è raro e meno risulterà evidente il risultato agli occhi di chi non ha vissuto in assenza di quella pratica di prevenzione.

Se a questo aggiungiamo anche la testardaggine molto umana di rifiutare di vedere anche ciò che è evidente, allora capiamo bene quanto sia difficile parlare di prevenzione. Per spiegarlo vi racconto la vicenda di Ignác Semmelweish, un giovane medico austriaco, che come tanti altri scienziati fu tanto denigrato in vita quanto rivalutato in maniera postuma. Il suo cruccio più grande appena arrivato in una clinica ostetrica di Vienna era l’elevato tasso della febbre puerperale che colpiva le partorienti. Egli notò che nella clinica dove lavoravano i suoi colleghi che passavano dal tavolo autoptico a quello del parto il tasso di infezioni era ben più alto rispetto a quello dove lavoravano le sole levatrici e, quando anche un suo amico dopo essersi tagliato con un bisturi morì di febbre, capì che i suoi colleghi dovevano liberarsi delle “particelle cadaveriche” prima di assistere le partorienti. Quello che Semmelweish non sapeva era quanto potesse essere ottusa la classe medica e, nonostante l’evidenza dei risultati, venne additato come pazzo e rinchiuso nel manicomio dove poi morì. Un bel ringraziamento per uno dei primi esperti in prevenzione della storia. [1]

La scienza dei vaccini non è meno ricca di simili colpi di scena, fallimenti e successi, drammi personali e collettivi. Accettare di infettare intenzionalmente qualcuno, un bambino addirittura, per prevenire una malattia più grave e magari mortale è allo stesso tempo geniale e terrificante. Immaginate di mettervi nei panni della madre di James Phipps, un bambino di otto anni perfettamente sano, nel momento in cui Jenner, sulla base di un’intuizione, gli stava iniettando nel braccio il contenuto di una pustola prelevato da una lattaia affetta dal vaiolo vaccino. Il bambino si prese il vaiolo vaccino, ebbe febbre e pustole per giorni e infine guarì. Ora immaginatevi ancora nei panni della madre di James Phipps quando come da accordi Jenner qualche settimana dopo gli inoculò nel braccio il virus del vaiolo umano, quello mortale nella gran parte dei casi. E James ebbe un po’ di febbre, gli si gonfiarono un po’ i linfonodi ascellari ma il vaiolo umano non se lo prese. Né quella volta né nel resto della sua vita. Geniale e terrificante no? [2]

Ma veniamo al tema attuale. A seguito del decreto legge n°73 del 7/6/2017 recante “disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale” in Italia, caso unico al mondo, sono diventati obbligatori e gratuiti 12 vaccini: anti-poliomelitica; anti-difterica; anti-tetanica; anti-epatite B; anti-pertosse; anti Haemophilus influenzae tipo B; anti-meningococcica B; anti-meningococcica C; anti-morbillo; anti-rosolia; anti-parotite; anti-varicella. [3]. Di questi 4 erano già obbligatori, per gli altri 8 invece la vaccinazione era raccomandata ma non obbligatoria. Dal prossimo anno non far eseguire ai propri bambini le necessarie vaccinazioni comporta principalmente due conseguenze: l’impossibilità alla frequenza nelle scuole dell’infanzia e negli asili nido per i bambini da 0 a 6 anni, mentre rimane garantita la frequenza nelle scuole dell’obbligo, e la segnalazione ai servizi sociali per un colloquio e, in caso di ulteriore rifiuto, l’applicazione di sanzioni pecuniarie di discreta entità ogni anno fino alla maggiore età.

In questo articolo non mi concentrerò sulle motivazioni che hanno indotto questa scelta ma su una delle principali obiezioni. Questa obiezione è un ottimo esempio di come alcune presunte verità ci appaiano superficialmente di buonsenso quando in realtà si basano su presupposti scientifici infondati. Per evitare perdite di tempo la propongo nella sua versione più edulcorata e meno scorretta, quella che agli occhi di chi non conosce l’argomento potrebbe sembrare addirittura sensata: 12 vaccini in così poco tempo non sono troppi? Non li fanno da nessuna parte nel mondo. Non esiste alcuno studio effettuato su un numero così grande di vaccini assieme. Assolutamente sensata no? Dei bambini così piccoli che basta un niente e si ammalano a cui somministriamo dei mostriciattoli pericolosi, come il corinebacterium difteriae o il il poliovirus, seppur attenuati o uccisi. A gruppi di tre o sei per giunta! Ma non è pericoloso? Vogliamo una bella sperimentazione come con i farmaci così vediamo se è davvero sicuro ed efficace.

Ora, giusto per mettere qualche puntino sulle i, potremmo dire che anche se non obbligatorio diversi milioni di bambini, per fortuna, hanno già praticato queste vaccinazioni secondo questi calendari senza significativi problemi di sicurezza. E che, anche se nessuno si è stracciato le vesti finora, praticamente ogni studio di registrazione dei farmaci testa uno o al massimo due farmaci insieme e esclude sempre i malati che prendono già molti farmaci per altre patologie o si trovano nelle età estreme della vita. Ma il quesito è tanto ragionevole quanto sconclusionato dal punto di vista di chi studia immunologia, ovvero la scienza che studia come funziona il sistema immunitario, che qualcuno ha scritto davvero qualcosa su cosa bisognerebbe rispondere a queste preoccupazioni. [4] Essendo lo studio del 2002 non ha preso in considerazione il vaccino per il meningococco ma resta pienamente attuale e valido sia ora che anche in futuro per un numero ancora maggiore di vaccini. Queste sono le domande che si è posto e le risposte che ha ottenuto sulla base delle evidenze scientifiche attuali:

1) I neonati sono capaci di risposte immunitarie? A partire da quale età?
Al momento della nascita un neonato è già in grado di sviluppare efficaci risposte ai vaccini. Infatti gli studi dimostrano come sia possibile stimolare una produzione di anticorpi sufficiente nei neonati di madri affette da epatite B tramite il vaccino somministrato alla nascita. Allo stesso modo il vaccino BCG contro il micobatterio della tubercolosi può prevenire un’infezione disseminata se somministrato alla nascita. In aggiunta a questo vista la relativa immaturità del sistema immunitario in alcuni particolari tipi di risposta per i vaccini nel primo anno di vita si utilizzano tecniche particolari come la coniugazione del vaccino che inducono una risposta maggiore e più duratura anche rispetto all’infezione “naturale”.

2) Ci sono dei bambini che nel loro primo anno di vita sono “sempre ammalati” o hanno sviluppato già delle malattie croniche. Il loro sistema immunitario già sotto stress può sopportare anche le vaccinazioni? O sarà più probabile che abbiano più effetti collaterali e/o non sviluppino una risposta sufficiente al vaccino?
Gli studi hanno mostrato che i bambini affetti da patologie lievi o moderate rispondono in maniera simile agli altri bambini. In caso di malattie acute gravi si preferisce posporre il vaccino non tanto perché si è dimostrato che non svilupperebbero una risposta adeguata ma piuttosto per non interferire con la guarigione dalla malattia acuta e per non attribuire falsamente al vaccino eventuali complicanze della malattia acuta stessa.

3) I vaccini possono saturare la capacità di risposta del sistema immunitario?
Un bambino al momento delle vaccinazioni in base al numero di linfociti presenti nel sangue sarebbe in grado di rispondere a 10000 antigeni (piccoli “pezzettini” di virus o batterio che inducono immunità) diversi. Si diecimila. Nei 12 vaccini obbligatori ce ne sono in tutto meno di duecento. E questo perché man mano che passa il tempo anche i vaccini migliorano e hanno bisogno di sempre meno antigeni. In quelli di cinquant’anni fa ce n’erano ad esempio più di tremila e questo spiega perché la febbre e le reazioni locali e sistemiche erano più frequenti. Ora ad esempio per l’epatite B, la difterite e il tetano è sufficiente un solo antigene per avere una reazione sufficiente e in futuro è possibile che vengano trovate soluzioni che richiedano meno antigeni (quello della pertosse ad esempio è passato da 3000 a 2-5 antigeni).
Insomma c’è ancora spazio! Magari in un prossimo futuro possiamo trovare un vaccino efficace per malattie finora non prevenibili efficacemente come l’HIV nei paesi occidentali o la malaria in Africa e sarebbe davvero stupido pensare di rinunciarci.

Se non vi basta ancora alcuni studi hanno mostrato che le risposte a singoli vaccini sono simili a quelle a vaccini multipli. Quindi al momento è più sicuro somministrare alcuni vaccini assieme anziché separatamente. Il calendario vaccinale infatti è costruito proprio unendo nella stessa data quei vaccini che possono essere somministrati assieme e tenendo separati quelli che hanno mostrato interferenza.

Infine anche se esistono alcuni studi che mostrano una piccola e temporanea riduzione in alcuni tipi di reazioni immunitarie in laboratorio quando si è andati a misurare invece le infezioni in due gruppi di bambini vaccinati e non vaccinati in Germania si è trovato un numero minore di infezioni totali (quindi non solo per le patologie per cui si è praticato il vaccino ma anche per le altre) inferiore tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati probabilmente perché le infezioni prevenibili dai vaccini possono essere poi complicate da altre infezioni più gravi come la polmonite batterica in corso di varicella.

Concludo con una citazione a me molto cara di Jules Henri Poincaré sulla pericolosità di utilizzare dati reali per avvalorare tesi false: “La scienza è fatta di dati come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa.” Con l’augurio che sappiate cercarvi una casa come si deve per vivere e non un cumulo di pietre mal assemblate che crollano al primo temporale.

[1] http://www.treccani.it/scuo…

[2] https://thelightblueribbon….

[3] http://www.salute.gov.it/po…

[4]http://pediatrics.aappublic…

 

EDIT: mi permetto di aggiunger questo video, all’articolo. Son sicurissimo che alby apprezzerà i suoi colleghi.