Mattarella's mismatch : Metodo,lealtà,numeri,futuro

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Questo argomento contiene 5 risposte, ha 3 partecipanti, ed è stato aggiornato da  Anonimo 2 anni, 10 mesi fa.

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  • #12241

    Anonimo

    La falsa riga usata qui nel descrivere l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica,tutta incentrata sulle grandi gesta renziane, ad odor di tifoso, ma poco pregna di contenuti,fatti, circostanze.
    Si evita così di proporre un ragionamento dove “il metodo”,rimane concetto generale, così come le cause che hanno spinto il Pd e il suo Segretario a questa scelta unitaria per il partito.

    Nel dettaglio ,potremo elencare 4 fattori principali che hanno “suggerito” a Renzi questa strategia di scelta, sfociata nell’elezione di Mattarella:

    Metodo,lealtà,numeri,futuro.

    1) Metodo
    è evidente come il “metodo” Mattarella, di cui si è già smentita l’esistenza oggi da parte alcuni eminenti Renziani, sia stato sostanzialmente diverso , da quello usaulmente applicato da Renzi.
    E cioè, cercare nel Partito una proposta unitaria,”limata”, frutto di un’intesa interna, da portare poi agli altri partiti, come è del tutto naturale , per chi dirige il primo partito Italiano.

    Per avere uno squarcio di questa strategia , rifinita fin nei minimi particolari, con i grandi elettori, sono utili le dichiarazioni di Bersani, ex segretario del partito e principale esponente della minoranza , che a questo processo ha partecipato:

    “Ho detto ben chiaro che stavolta un bel pezzo del Pd, non si sarebbe bevuta una soluzione “cucinata” con altri.Si parte dal PD.

    “E quando abbiamo cominciato a discutere di Quirinale, l’ho detto a Renzi: non portarmi il gatto di casa o Chance il giardiniere», metafore con cui Bersani indica scherzosamente figure minori fin troppo vicine al premier, «altrimenti qui salta tutto». ”

    e ancora”non è che si formalizzata una rosa”, per sgombrare il campo ad alcune tesi che sostengono che Mattarella fosse il candidato presentato a Renzi dalla minoranza,distorcendo del tutto il processo di scelta del candidato ”

    sempre Bersani:
    “Io non so se il Nazareno comprendesse accordi sul questa elezione, di certo Mattarella non vi era neanche eventualmente contemplato.”

    Questo e altri elementi , ad indicare come il metodo seguito, per la scelta del candidato sia diverso da quello del “solito” Renzi,invitato a trovare sintesi dentro il partito, piuttosto che dare ennesima prova di decisionismo dirigista.
    E di quale sia stato il punto di caduta della minoranza,sia riguardo alla stima per Mattarella stesso, sia nell’ordine di evitare candidati fantoccio, che metodologicamente, trovare una posizione unitaria nel partito.

    2)Lealtà
    Molti hanno fatto il paragone con le passate elezioni del Presidente della Repubblica.
    I numeri dei grandi elettori sono gli stessi che allora.
    E allora, cosa è cambiato se non il rapporto maggioranza/minoranza?
    Senza arrivare ai famosi 101, che è stato il tentativo ( riuscito) di “abbattere” ( cit cerchia renziani dell’epoca) Bersani , infatti da li a poco dimissionario e sostituito dal Nuovo Corso ,nel 2013,sia a parole (tante) , che a fatti, non è paragonabile la “potenza” di fuoco che si scatenò sui candidati allora proposti dal PD ( all’unanimità,quando Renzi non era grande elettore, fatto di cui si dispiacque D’Alema) , con tanto di voti ad altro candidato ( i famosi 41 voti a Chiamparino),

    alle “bizze” (solo verbali) odierne, sfociate peraltro in un voto compatto del PD.
    E’ quindi evidente il “diverso grado ” di lealtà delle minoranze relative, fra allora e adesso.

    3)Numeri

    La situazione è tesa.
    Dopo l’approvazione dell’Italicum, viene convocata una riunione dei parlamentari di “minoranze”(molto diversi fra loro, e con diverse istanze).
    Sono presenti 141 persone.Non poche
    E’ evidente che il cerchio magico Renziano che , sino ad allora si era prodigato nelle famose “liste di fedeltà”, ha il sentore concreto(espresso chiaramente anche da Bersani, in base ai rapporti di forza parlamentare) , che il PD non avrebbe probabilmente accettato “il metodo solito” di decisione.

    4) Futuro

    E’ evidente che approvata in larga parte la legge elettorale, il famoso Patto del Nazareno ( che essendo esplicitato in forma fumosa , cangiante nel tempo e sopratutto diversa fra i due contraenti, è oggetto di elucubrazioni di tutti i tipi), aveva in parte “consumato” una fiammella dell’accordo.
    Naturale “un ritorno a casa”,sia sotto l’ottica di “misurare” le relative forze contrattuali, sia , come abbiamo detto, per i problemi creatisi anche a causa di una mancanza di ricerca di sintesi da parte dell’attuale dirigenza PD.

    E sopratutto un metodo, dove il parlamento, e tutti i grandi elettori in generale, hanno trovato naturale rappresentazione.
    Altro che taschini.

    #12243

    Anonimo

    Questa è l´analisi che avrei voluto vedere in prima pagina. Grazie.

    #12253

    Pallacorda
    Keymaster

    Non vedo motivo per cui questo pezzo sia piu’ completo dell’altro, anzi.

    Per esempio non tiene conto della natura di ogni singola legge e ogni singola negoziazione, nonche’ delle differenti modalita’ di voto e visibilita’ pubblica.

    E’ completamente errato paragonare l’elezione del PdR con la votazione sugli emendamenti, per esempio.
    Quindi il “metodo” non e’ applicabile per le votazioni normali, al massimo per quelle molto ma molto visibili mediaticamente (e non tutte, peraltro).

    #12254

    Anonimo

    Ciao, Pallacorda. Se il tuo commento è da intendersi come replica al mio, batti un colpo e farò le (a questo punto) dovute precisazioni.
    Altrimenti me ne torno volentieri nel limbo dei lurkatori.

    #12266

    Pallacorda
    Keymaster

    Era più un commento a Split, però è comunque generale a chi vuole rispondere 🙂

    #12267

    Anonimo

    “E’ completamente errato paragonare l’elezione del PdR con la votazione sugli emendamenti, per esempio.”

    Premesso che nessuno ha addotto maggiore “completezza”, semmai un aprroccio meno “agiografico/sloganistico” :

    Paragone da me portato, per sottolineare,tramite i rispettivi sostenitori. i pro e i contro all’estensione di tale metodo politico all’interno del PD.

    se posso permettermi,tocca un punto marginale ( se tale metodo possa/debba essere applicato piu’ spesso),rispetto alla sua conclamata “diversità” rispetto a quello usuale.

    Inoltre la riflessione centrale di tale considerazione è se un partito come il PD possa trovare , specialmente sui grandi temi, una posizione comune, segno di una leadership dialogante,con forze anche eterogenee , proprie di un grande forza ( e ancor piu’ diverse visto che la composizione parlamentare non è direttamente “collegata” a Renzi), oppure se in nome del solito effetto “pop up” , e sopratutto paventando un certo dirigismo ,che ha anche il fine di fare terra bruciata delle minoranze altre(cosa dannosissima, come insegna la storia del centro-destra), quella dell’elezione del PdR , è stata solo una parentesi metodologica.

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