E la Grecia rispose “OXI”

A poche ore dalla chiusura dei seggi, il risultato è già praticamente certo: il NO ha vinto.
Ovviamente questo risultato va preso con cautela fino all’annuncio definitivo dei risultati, ma è già abbastanza per ragionarci su.

Il primo punto importante è: “qual era la domanda?”.
La domanda referendaria era molto secca: una sorta di “siete d’accordo nell’accettare ciò”, riferendosi alla proposta dell’Eurogruppo di un paio di settimane fa a cui erano subordinati gli aiuti finanziari necessari ad evitare il default Greco.

Sull’analisi del perchè e del percome si sono spesi in molti, visto che c’è stata una settimana intera per parlarne e discuterne. Gli effetti di tale annuncio si sono visti sulla finanza, sull’economia e sull’ordine pubblico Greci in questi giorni.
Visto però che si parla di democrazia, è doveroso citare alcuni fatti (i quali, personalmente, mi erano sfuggiti).
La proposta dei creditori non è mai stata menzionata pubblicamente: era disponibile solamente su internet (all’inizio con una traduzione sbagliata, oltretutto) in un paese dove meno della metà della popolazione vi ha accesso. I residenti all’estero non potevano votare. Le schede elettorali, dopo il voto, hanno seguito un percorso fisico diverso dal normale (non sono state raccolte dai centri regionali, ma direttamente inviati al Ministero dell’Interno).  La successione delle risposte è “NO / SI”, con il NO sopra il SI nella scheda. Ogni seggio ha un rappresentante per il Sì e tre per il No: uno di Syriza, uno di Alba Dorata, uno di Anel (Estrema Destra).
E la perla finale ce la regala in Ministro della Difesa Panos Kammenos, leader di Anel, che ci dice che “l’ordine pubblico in Grecia è garantito dalle Forze Armate”, come ai bei vecchi tempi della giunta militare.

Il trionfo della democrazia, insomma.
Nota a margine: cosa avrebbero detto i grillini o L’Altra Europa con Tsipras se tutto questo fosse stato organizzato dal PD?

Comunque, ora che la votazione è avvenuta la domanda più importante, che è anche la più naturale e scontata, che dobbiamo farci è “cosa succederà?”.
Per riuscire a prevedere ciò che effettivamente accadrà dobbiamo capire la posizione e le motivazioni delle varie parti in gioco.

Prima di tutto il governo Greco: Tsipras ha puntato tutto sull’esito del referendum, arrivando a promettere le dimissioni in caso di vittoria del Sì. Il No ha vinto, quindi Tsipras rimane, forte di un mandato popolare diretto. I Greci hanno detto chiaramente che non intendono accettare le misure dell’Eurogruppo, anche se non si può sapere (per ovvi motivi pratici) fino a quanto siano disposti a spingersi. Il voto dice che i Greci vogliono il default e il ritorno alla Dracma, oppure solo la rinegoziazione del piano di aiuti e una diversa politica Europea?
E’ indubbio che i contribuenti Greci (e sottolineo contribuenti) hanno fatto enormi sacrifici e sono stati oggetto di manovre depressive che hanno solamente peggiorato un’economia già scarsamente competitiva, quindi è comprensibile che una parte della popolazione sia esasperata e pronta a sostenere cambi di direzione forti, anche dolorosi.
D’altra parte ci sono anche i “non contribuenti” Ellenici, abituati a non pagare granchè di tasse, i quali risentono ovviamente della crisi e sono anch’essi favorevoli a un cambiamento di qualche genere, fermo restando che le tasse non le vogliono pagare. Anche questi sono voti che contano, e Tsipras deve tenerlo a mente.
Probabilmente queste parti di popolazione si sono divise “secondo coscienza”, e non è dato sapere l’esatta motivazione del voto di ognuno.
Tsipras ha comunque assicurato che la Grecia non uscirà dall’Euro, che i conti in banca Ellenici non sono in pericolo e che il governo farà di tutto per restare nell’Eurogruppo, solo con un diverso accordo.

Il che ci porta al secondo attore in gioco: l’Eurogruppo.
I leader Europei si sono chiaramente espressi per il Sì al referendum, paventando il default, l’uscita dall’Euro e una catastrofe economica. Emblematico è il tweet di Renzi che diceva che “il referendum è su Euro o Dracma”.
Tecnicamente aveva torto, ma dobbiamo ricordarci che conosce personalmente la Merkel e Hollande e ha seguito in prima persona lo svolgimento dei fatti e, soprattutto, è stato coinvolto attivamente nei retroscena. E’ possibile che sia semplicemente un riferimento ad una conseguenza considerata inevitabile, ovvero al default in caso di vittoria del No.
Perchè ciò dovrebbe succedere nonostante il governo Greco si sia speso per sottolineare che farà di tutto per trovare un accordo? In fondo, chi ha rotto la trattativa è stato Tsipras, quindi un suo ritorno al tavolo della trattativa dovrebbe aggiustare le cose, giusto?
Sbagliato, perchè l’Eurogruppo è composto da leader eletti democraticamente (checchè se ne dica) che rispondono ai loro rispettivi elettorati. E si sa che l’elettorato più importante d’Europa è quello Tedesco, ovvero quello che paga la parte più consistente degli aiuti.
L’elettorato Tedesco si sente formica e vede la Grecia come la proverbiale cicala. Trova quindi non solo naturale, ma anche morale che la cicala se la passi male per via delle sue mancanze. Questa posizione ha ragione e torto al tempo stesso, ma non è questo il punto.
Il punto è che la Merkel, se vuole conservare il suo posto di lavoro, dovrà mostrarsi ferrea nel non cedere a nulla che Tsipras proponga di nuovo.
Ogni concessione non lederebbe enormemente solamente la Merkel, ma tutti i leader dell’Eurogruppo nei confronti delle loro opposizioni interne, specialmente quelle euroscettiche e populiste.
L’Eurogruppo ha evidentemente sbagliato nel proporre piani economici depressivi e palesemente errati per anni a più Paesi (e altri errori ancora prima, in fase di costruzione dell’Euro), ma questo non è il momento (elettoralmente parlando) per i leader di fare marce indietro, pena la dissoluzione alle urne.

C’è un dato rilevante da tenere a mente: i Greci decidevano del mandato a Tsipras. Ovvero: “No” è la risposta che Tsipras deve portare all’Eurogruppo, facendosi portavoce del proprio popolo (fa molto grillino, tra l’altro).
In questo referendum quindi non c’è traccia dell’opinione di tutti gli altri che abitano in Europa i quali, incidentalmente, sono quelli che devono sborsare i soldi per l’ennesimo salvataggio Greco. Ed è facile immaginare che un simile referendum in Germania darebbe un esito simile a “vendiamoli su Ebay e recuperiamo i soldi”.
Che situazione è questa? Il classico “muro contro muro”, in cui entrambe le parti hanno un mandato chiaro: dare torto all’altro.

In un clima simile un accordo che accontenti tutti è impossibile, a meno di un triplo salto mortale carpiato di natura politico-diplomatica, che salvi capra, cavoli, feta e olive. Ma non riesco ad immaginarmi quale possa essere senza far cadere qualche governo, o comunque condannandolo alla non-riconferma. Il fatto che Tsipras e Varoufakis si siano spesi in insulti pesantissimi verso l’Eurogruppo non aiuta affatto.

Il terzo attore in gioco è il mercato.
Non dimentichiamolo perchè è fondamentale e, paradossalmente, molto democratico anzi anarchico. La domanda, molto semplice, è “cosa penseranno i risparmiatori di questa situazione?”.
Sicuramente i risparmiatori di tutto il mondo hanno una pessima opinione della Grecia da anni, ed è per questo che il debito pubblico è salito tanto e si sono resi necessari i salvataggi. Oggi la liquidità è fornita più che altro dalla BCE e dagli Stati Europei, quindi non c’è realmente una necessità per la Grecia di mostrarsi una buona pagatrice.
C’è però l’effetto Dracma: cosa penseranno i risparmiatori non esteri, ma proprio quelli Greci, di questa situazione? Perchè è vero che hanno votato No, ma immagino che gli eventi dell’immediato futuro si possano affrontare più facilmente con una imbottitura del materasso fatta di banconote in valuta forte.
E’ quello che è successo, e succede ancora oggi, in Argentina: nessuno vuole realmente usare i Pesos, perchè in continua svalutazione, quindi uno dei beni-rifugio più gettonati è il Dollaro. In Grecia sarebbe l’Euro. La corsa agli sportelli è già iniziata ed è stato necessario il controllo sui capitali, nonostante il Varoufakis dicesse che “il governo era contrario nella propria essenza” (o qualcosa del genere). Si vede che erano contrari all’essenza, ma non alla sua applicazione.
Il discorso economico è ovviamente lungo e complesso, ma si può dire brevemente che i grandi capitali sono già all’estero e sono pronti a tornare dopo un ritorno alla Dracma per rendere ancora più ricchi i ricchi e comprarsi i poveri.

Una via aggiuntiva per una possibile soluzione del problema è una “quasi-uscita” della Grecia dall’Euro, introducendo la Dracma come moneta parallela e permettendo manovre più ampie per il bilancio ellenico, di modo da arrivare a riforme strutturali in campo sociale ed economico.
Detto così sembra un’idea decente, ma la sua esecuzione tecnica è estremamente complicata e in definitiva rimane sempre il problema di fondo: la fiducia, la quale discende dalla credibilità.

Il motivo ultimo per cui si è andati avanti per anni con manovre insufficienti o addirittura dannose, per poi finire ad insulti è proprio la mancanza di fiducia: i Greci sono ciccioni seduti sul divano a ingozzarsi di feta, con pure il coraggio di pretendere che gli si portino le olive, i Tedeschi sono sempre gli stessi e sognano il Quarto Reich.
Con un’immagine simile dell’altro è impossibile trovare un accordo di qualsiasi natura, figurarsi costruire un sistema equo di redistribuzione economica che ammortizzi le differenze strutturali e permetta la crescita in tutta l’Eurozona.

No dico, ripensate a tutto quello che si è detto in quest’ultima settimana e poi rileggere l’ultima frase.

Voi ci credete?

In definitiva, dopo tutto questo panegirico, devo dire che non so cosa succederà esattamente, ma sono sicuro del fatto che, se la gente continuerà a darsi addosso con insulti di vario genere, dall’incapace al nazista, non si risolverà mai niente e anzi le cose potranno solo peggiorare.
Finchè non ci sarà un profondo cambiamento della visione stessa dell’interazione Europea, e quando finalmente gli elettori la smetteranno di votare “chi ce l’ha duro” e promette di governare “contro gli altri”, queste scenate saranno all’ordine del giorno.

PS: Guy Verhofstadt su Facebook

Greece voted NO. This is not the end. It’s now up to Tsipras to propose a serious reform package…
The Greek PM won the referendum at home, but in the meanwhile he lost his credibility in the rest of Europe. He has to understand that money for nothing only exists in songs. He has to show he can do more than merely rejecting proposals…