Deliri di un buonista xenofilo politicamente corretto che vuol favorire l’invasione degli allogeni diversamente bianchi.

Questo articolo e stato scritto da Marino_bib.

(L’immagine di copertina è una cartina tratta dalla rivista di geopolitica “Limes”)

 

L’immigrazione e il ruolo delle ONG sono diventati improvvisamente (o quasi) centrali nel dibattito politico, fino a una uscita infelice e fraintesa del segretario Renzi.
Ora, gli sbarchi c’erano ed erano della stesso ordine di grandezza anche l’anno scorso, ma non c’era questo livello di allarme, che a occhio e croce sembra piuttosto pilotato.
Non ho tempo e voglia di fare la storia di tutta la vicenda, ma andrebbero ricordate e chiarite alcune circostanze.
Gli immigrati NON sono unicamente quelli che arrivano sui barconi, visto che complessivamente gli europei, asiatici e latinoamericani surclassano gli africani:
Per i rifugiati e richiedenti asilo questi sono i dati per il 2015 e 2016:
Sulle tabelle si possono notare aumenti notevoli provenienti da paesi dove sono evidenti le motivazioni relative alla ricerca di sicurezza e/o libertà. Chi scappa dall’Eritrea o dalla Somalia o dalla Siria magari non vuol venire in Italia attratto dalle lusinghe del nostro welfare a dalla prospettiva di godersi il wifi gratis e la pasta col tonno. Si notano anche aumenti notevoli in percentuale come dal Sudan il 267%  ma in numeri assoluti da 137 a 593 persone, non è un numero da crisi umanitaria.
Sulla percezione dell’immigrazione vedi anche, fresco fresco:
Gli italiani credono che gli immigrati siano oltre il 25% della popolazione (sono l’8% scarso) e siano prevalentemente africani, mentre le comunità più numerose vedono ai primi posti europei dell’est e latinos, bianche e cristiane.
Allora come mai questa improvvisa “scoperta” di un fenomeno che si ripete da dieci o vent’anni, e che quindi non sarebbe nemmeno una “emergenza”, fino a evocare il collasso della democrazia in Italia o le accuse di alto tradimento a Napolitano, Renzi, la Boldrini e altri leader a random?
C’è da introdurre un concetto: weaponized narrative.
Una  narrazione usata come arma per :
“cercare di minare la civiltà, l’identità e la volontà dell’oppositore, generando confusione, complessità e fratture politiche e sociali essa confonde  la risposta di chi deve difendersi;  funziona tramite un diluvio di informazioni che cambiano continuamente.
Questo è il terreno ideale per questo tipo di guerra, per guerriglieri e terroristi come per stati nemici.
Un’alluvione di attacchi narrativi concede alla popolazione bersaglio poco tempo per riflettere e valutare. Disorienta e confonde cognitivamente, specialmente se gli opponenti appena riescono a capire cosa li sta colpendo. Abbonano le opportunità per la manipolazione emotiva che vuole minare la volontà di resistere dell’avversario”
In questo caso la narrazione è “siamo sommersi, è una invasione, i buonisti vogliono far entrare qui tutta l’Africa senza porre alcun limite, le ONG sono complici degli scafisti, magari nell’ambito di un piano più generale per destabilizzare il paese con il concorso e il tradimento delle più alte cariche dello stato. Non possiamo farci vincolare dalle leggi o dai trattati internazionali, o anche dal comune senso di umanità, tanto è colpa degli africani parassiti che figliano come conigli, e comunque piuttosto che far distruggere la democrazia e lo stato di diritto dall’ondata montante degli xenofobi dobbiamo impedire gli sbarchi in tutti i modi, anche facendo accordi con le bande libiche che devono fare il lavoro sporco per conto nostro”
Bella tirata, eh? Infatti il punto è proprio sovraccaricare emotivamente l’ascoltatore e impedirgli di ragionare.

Cerchiamo di smontare qualche punto di questa narrativa.

Siamo sommersi, è una invasione“.

Già la parola “invasione” implica uno scenario tra D-Day e Operazione Leone Marino. Ieri alla radio un ascoltatore parlava di “invasione da aspettare sulle spiagge col piombo”, appunto. Risulta a qualcuno che i Rangers sbarcati a Omaha Beach siano stati accompagnati nei centri di identificazione per valutare la loro situazione (magari negando l’asilo al 60%)? Poi, se si guarda ai numeri, i nuovi arrivi di fatto coprono la perdita netta di popolazione dovuta alle morti. Cioè, non è che per i nuovi arrivati bisognerà costruire nuove case, scuole, ospedali e infrastruttura: bastano quelle esistenti.

Le ONG sono complici degli scafisti“.

Questo è diventato ormai una certezza assodata. Peccato che non ci siano ancora accuse per associazione per delinquere, o prove di scambi di denaro.Ma tanto sono delinquenti a priori, appunto perchè complici dell’invasione.

I buonisti vogliono far entrare qui tutta l’Africa senza porre alcun limite“.

Non è questo il problema. La pressione migratoria dipende da fattori fuori dal nostro controllo  che vanno dalle guerre al cambiamento climatico e alla desertificazione, con in più il fatto che il 70% dell’economia africana si basa sull’agricoltura di sussistenza. Pare che dalle regioni della “decrescita” la gente scappi… Se si creassero in loco più posti di lavoro che offrano redditi più alti e meno aleatori la gente resterebbe. Porre dei limiti a fattori così potenti è ripetere la leggenda di re Canute che faceva frustare il mare perchè la marea continuava a salire. Certo, possiamo sperare di mettere un tappo agli arrivi dalla Libia, ma intanto la gente continua a muoversi. Magari il risultato sarà la destabilizzazione di qualche altro stato africano più interno, dove poi sarà necessario qualche intervento ancora più difficile e costoso. L’onere della prova sul discorso dei “limiti” però è su chi li propone. Stringi stringi non si tratta di limiti realistici ma solo di impedire l’arrivo a chiunque, punto. Per qualunque gruppo etnico, fascia d’età o qualificazione a cui si darebbe un vantaggio preferenziale per entrare ci sarà qualche argomento per dire “non va bene”. Il paradosso è che i nostri governi di centrodestra avevano in mente un modello di “immigrazione circolare”: vengo qui, imparo un lavoro e/o metto soldi da parte, torno a casa per fa fruttare i miei soldi o le mie competenze. Solo che hanno abolito i visti per la ricerca di lavoro e reso impossibile l’immigrazione legale.  Certo che se ho investito tutti i soldi della mia famiglia estesa o di tutto il villaggio e ho rischiato la vita per arrivare, non ritorno in nessun caso, l’investimento è troppo alto. E il modello non funziona. Strano… una soluzione che avrebbe lasciato al mercato se venire e restare o andarsene non piace ai liberali/liberisti…
Tanto è colpa degli africani parassiti che figliano come conigli“.
Veramente il numero di nascite per donna in molti stati si è dimezzato. Non sono un demografo, ma probabilmente stiamo assistendo a un picco della popolazione dovuto alla fertilità dei decenni passati, combinata con l’arrivo di migliori tecnologie mediche e sanitarie ambientali. Incidentalmente, tra i maggiori sostenitori di queste teorie ci sono pure quelli che a casa loro (cioè nostra) sono per la famiglia tradizionale con tanti figli. Certo, ci sarebbero i modelli cinesi della politica del figlio unico. Che oltre ad ever portato a uno squilibrio di genere serio, è possibile in uno stato autoritario, centralizzato da millenni e che comunque poteva offrire uno scambio “voi fate un figlio solo ma in cambio avrete più benessere”. Che possano farlo in modo coordinato decine di stati africani, magari sotto la pressione internazionale per me è fantascienza. E se parlo di fantascienza so di cosa parlo 🙂
Dobbiamo impedire gli sbarchi in tutti i modi, anche facendo accordi con le bande libiche che devono fare il lavoro sporco per conto nostro“.
Questo è il punto più controverso. La Libia è instabile e frammentata. L’articolo del Venerdì di Repubblica che avevo postato nell’altro thread lo mostrava bene.Con quali bande andiamo a trattare? Intanto dovremmo avere un governo disposto a metterci la faccia (nell’età di Wikileaks?) sapendo che se una di quelle bande ammazza i migranti invece di riportarli a riva, o anche solo se una banda rivale fa girare la voce che facciano questo, subito l’opposizione cavalcherà la tigre (Berlusconi e il naufragio del   Katër i  Radës  https://it.wikipedia.org/wiki/Naufragio_della_Kat%C3%ABr_i_Rad%C3%ABs viene in mente. Sono sicuro che se cominciassero a girare foto, pure taroccate, della Guardia Costiera libica che butta in mare i migranti, pur di attaccare il governo Salvini si scoprirebbe difensore dei diritti umani), per non dire delle accuse di corruzione e di mazzette.
Uno che non era buonista di sicuro (Kipling), scrisse:  “if you pay the Danegeld you’ll never get rid of the Dane”.
Il Danegeld era  il tributo che i sovrani anglosassoni pagavano ai vikinghi danesi per non essere saccheggiati.
Continuarono ad essere saccheggiati e poi furono pure conquistati.
Insieme a quello gira l’altro mantra “riportiamoli a terra, gli scafisti non possono opporsi alla nostra marina“.
Dunque, una nave abbastanza grossa, per attraccare ha bisogno di un porto.
Sempre nell’articolo che avevo postato si vede come è bastato il sospetto che ci fossero intrusi (giornalisti? spie?) per scatenare uno scontro a fuoco nella città portuale dove si erano recati gli inviati. In queste condizioni probabilmente (Marcmor queste cose le sa meglio di me) basterebbero pochi colpi sparati contro la nave italiana per negare al porto il carattere di “porto sicuro” richiesto dalle leggi internazionali per sbarcare i migranti.
Certo, si potrebbe rispondere al fuoco, sbarcare personale per mettere in sicurezza un perimetro e sbarcare lì i migranti. Pare facile…In primis è la violazione della sovranità di un altro stato, con le ovvie conseguenze.Il resto è lasciato all’iniziativa del lettore 🙂
Poi rimane il “aiutiamoli a casa loro” improvvidamente sostenuto anche da Renzi.
Per me è una tentazione abbastanza pericolosa. Certo, progetti di cooperazione, infrastrutture e tutto quanto sono un’ottima cosa. Come pure trattati di commercio per favorire il loro export, la promozione di aree di libero scambio tra paesi africani (avevo letto che tra alcuni stati africani poverissimi ci sono anche tariffe doganali proibitive, assurdo). Ma ci sono due enormi ostacoli: o ti impegni in iniziative di regime change (qualcuno ha detto Iraq?) perché il grosso problema a monte in molti casi  è la scadente qualità della governance locale (ragione per cui ad es. avere il disordine in Libia che minaccia un esempio relativamente virtuoso come il Marocco non è una buona idea) e poi c’è l’altro lato che conosciamo fin dalla storia romana: vedi Giugurta https://it.wikipedia.org/wiki/Giugurta  .
Nulla impedisce ai governanti locali di corrompere i nostri politici e di crearsi lobbies e protettori.
Torniamo però a bomba sulla weaponized narrative: perché così e perché adesso?
La mia impressione è che ci sia l’uso strumentale di una situazione che si conosce da tempo  e che si potrebbe gestire senza inutili allarmismi in funzione non solo della campagna elettorale prossima ventura, ma anche per mobilitare in modalità “trumpiste” l’elettorato di centrodestra e grillino in modo strutturale, cambiando proprio i parametri culturali di riferimento, rilegittimando razzismo, neofascismo, darwinismo sociale e devastando il quadro ideale e di valori della nostra costituzione, per andare verso un modello di “democrazia” autoritaria e illiberale alla Orban. Non a caso l’Ungheria, illiberale e parassita dei fondi europei, è il paese più spaventato dall’ “invasione” senza accogliere nessuno e senza essere investita da flussi significativi. Senza contare tutti i possibili interessi strategici anti-Italia e anti EU che ne trarrebbero vantaggio.
L’obiezione a questo mio argomento è ovviamente “e allora che facciamo?”.
Io onestamente non avrei soluzioni pronte, cotte e mangiate; proprio perché sono problemi complessi su cui agire con cognizione di causa, in prospettiva e senza aspettarsi miracoli.
Però se il dibattito pubblico invece viene dirottato e catturato da questo mix tossico, sicuramente non ci avvicineremo a soluzioni ragionevoli e forse potremmo creare le premesse per danni ancora più gravi.