Berlino – il ponte aereo

Berlino fu nel XIX secolo la più importante metropoli industriale europea, conobbe fasti e splendori, un incidenza demografica senza precedenti e durante la Repubblica di Weimar caos e magnificenza, raggiungendo i 4.5000.000 abitanti. Nella sua ultima battaglia fu accerchiata e bombardata incessantemente dalle truppe sovietiche che contavano 2,5 milioni di uomini, più di 40.000 cannoni, 7.500 aerei e 6.000 carri armati. Quando tutto finì non esisteva più nulla dei suoi fasti passati, l’unico primato che deteneva era l’estensione delle rovine. Era stata rasa al suolo un’area edificata pari a 28,5 kmq (per paragone a Dresda, una delle città più colpite, la superficie distrutta era di 13 kmq). Nelle strade giacevano 75 milioni di m3 di macerie, su 250.000 edifici solo il 10% aveva resistito alla guerra, 48.000 erano completamente distrutti e il 70% restante presentava più o meno gravi lesioni. Quando l’Armata Rossa entrò in città si trovò di fronte a 2,5 mln di abitanti, per lo più donne, che vegetavano in condizione di miseria e si nutrivano anche di erba e di cortecce d’albero. In aggiunta arrivarono i profughi dall’est e cominciarono a dilagare tifo e dissenteria. Berlino era all’anno zero della sua storia.

Dopo la sconfittà nazista, per i primi due mesi i sovietici amministrarono la città da soli. Il 5 giugno 1945 gli Alleati vi istituirono un Consiglio Supremo di Controllo per la Germania occupata che fu utilizzata congiuntamente dalle tre potenze a cui si aggiunse la Francia e la città venne messa sotto l’amministrazione congiunta dei vincitori, come già deciso il 12 settembre 1944. La sede del Comitato fu scelta nell’ex dipartimento di giustizia di Kleinpark a Schöneberg (dove l’anno precedente erano stati condannati a morte gli uomini del 20 luglio, quelli dell’operazione Valkiria). Per meglio organizzare l’alloggiamento delle truppe fu deciso di dividere la zona occupata in più settori: gli alleati occidentali avrebbero preso i 12 distretti a ovest, mentre gli altri otto, della stessa superficie, più il centro città, sarebbero stati sotto il controllo sovietico.

 

Incontro tra Montgomery e Zhukov alla porta di Brandemburgo.

Incontro tra Montgomery e Zhukov alla porta di Brandemburgo.

 

In quel periodo, nonostante l’occupazione, le condizioni dei berlinesi non mutarono, il peso medio di un uomo era di 57kg e di una donna di 53. I più forti si adattarono a lavori faticosi come la rimozione delle macerie per potersi avvantaggiare della tessera annonaria n° 2, mentre il resto della popolazione aveva la carta n° 5 detta anche “tessera per il cimitero”. Eppure la tempra dei berlinesi non mollò, a fine maggio c’erano già in funzione i primi tram, la distribuzione di gas, la corrente elettrica cominciò lentamente a erogare e il 26 maggio, nel palazzo Titania di Stegliz, la filarmonica eseguì, sotto la direzione di Leo Borchard, un memorabile concerto mentre il giorno successivo il teatro rinascimentale festeggiò la sua prima opera post-guerra.

L’inverno fra il 1946/47 fu estremamente rigido e portò la temperatura a -20° per diverse settimane, il carbone non c’era e nonostante il municipio avesse istituito dei centri per riscaldare i cittadini, il freddo e la fame fecero 1.142 vittime, trovate prive di vita nei loro appartamenti, si arrestarono tutte le attività di ricostruzione, oltre quelle sociali e culturali.

Il 20 ottobre 1946, per la prima volta dopo 13 anni, Berlino elesse il Parlamento cittadino. Mentre nella Germania est l’SPD era stata inglobata con il partito comunista formando il SED, nel settore occidentale rimase indipendente. Il SED subì un’umiliante sconfitta, non solo nelle elezioni generali, ma anche nel settore sovietico, con il 19,8% dei voti, mentre l’SPD prese il 46,4% , la CDU IL 22,2% e i liberali toccarono il 9,3%. I russi non accettarono la sconfitta elettorale e posero il veto sul neoeletto sindaco dell’SPD, Ernst Reuter, leader dei socialdemocratici berlinesi e uomo dalla figura carismatica paterna, scelto dall’assemblea dei deputati cittadini.

 

Ernst Reuter

Ernst Reuter

 

In seguito all’umiliazione e ai rapporti inter-alleati che cominciavano a degenerare i sovietici trasformarono la loro zona in una “democrazia popolare” di ispirazione stalinista, mentre gli occidentali si indirizzarono verso un ordinamento parlamentare-federalista. Inoltre i russi diventarono sempre più insistenti nei confronti della riparazione dei danni di guerra, e di partecipazione nell’amministrazione della Ruhr. Stalin bloccò anche il piano Marshall nelle regioni che controllava, contribuendo ad accentuare la divisione dei due blocchi, mentre gli Alleati occidentali decisero di riunire in un unico ordinamento economico e valutario le zone sottoposte al loro controllo, in previsione della nascita di uno stato futuro.

Avvenimenti che, uniti alle tensioni e alle rotture nelle conferenze internazionali spiegate con i precedenti articoli, fecero precipitare la situazione nel Consiglio di Controllo e il 20 marzo 1948, per protesta, il maresciallo Sokolowski dichiarò concluso il lavoro delle quattro potenze riunite, così il 16 giugno la delegazione sovietica si ritirò definitivamente. La tensione era ormai al massimo e i russi partivano da posizione di vantaggio per l’accesso a Berlino. Controllavano tutto l’est, il passaggio era condizionato dalle decisioni dei militari e il controllo con la manutenzione di autostrade e ferrovie era di loro competenza. Solo l’uso di tre corridoi aerei era stato regolato alla fine del ’45.

Iniziarono le azioni di disturbo del traffico, sia civile che militare, tra le varie zone, diventando sempre più lotta per l’affermazione del più forte. Il 23 giugno Sokolowski deliberò una riforma valutaria che avrebbe dovuto riguardare l’intera città, per contro gli Alleati, rifiutando la riforma, introdussero nelle loro zone il nuovo marco della RFT. La ritorsione sovietica fu quella di tagliare l’elettricità nei quartieri occidentali, interrompere il traffico stradale e ferroviario e la navigazione interna. Dopo che il comandante Lucius Dubignon Clay, governatore militare USA delle zone occupate, comunicò a Washington che se Berlino ovest fosse caduta, l’intera Germania avrebbe seguito lo stesso destino, il 1° luglio Truman annunciò la sua decisione di rimanere a Berlino.

 

 

Berlino Ovest, abitata da 2,5 mln di persone disponeva di provviste per 30 giorni e di carbone per 45 giorni. Secondo le stime si sarebbe reso necessario un trasporto giornaliero di beni essenziali per 4.500 tonnellate, quindi l’unica possibilità era quella di organizzare un ponte aereo e mentre americani e inglesi erano decisi a resistere, Ernst Reuter li rassicurava riguardo alla pazienza e al buon senso dei suoi concittadini, fu così che vincitori e vinti, dopo tre anni dalla fine della guerra si trovarono uniti.

L’”operazione Vittles” che nacque come un intervento improvvisato, si trasformò in un’impresa ciclopica. In tre mesi si costruì dal nulla il campo di aviazione di Tegel per decongestionare il traffico aereo di Tempelhof e di Gatow, mentre i berlinesi trascorsero il quarto inverno del dopoguerra senza carbone, senza luce e a dieta forzata, ma non sconfitti interiormente. Decine di migliaia di loro rifiutarono di farsi registrare all’est per avere cibo e combustibile. L’apice dell’efficienza del ponte aereo fu raggiunto nella “parata pasquale” del 1949, quando i 1.398 voli scaricarono 12.940 tonnellate. Durante gli 11 mesi del blocco gli Alleati rifornirono Berlino con 2,3 milioni di tonnellate di provviste, trasportate con 278.000 voli, che costarono la vita a 70 piloti e 8 assistenti di volo tedeschi. Alla fine i sovietici cedettero, la città fu rifornita di viveri, combustibile e altri mezzi di sussistenza con una scorta di almeno 12 mesi, essendo ormai mancata la fiducia da parte degli occidentali nei confronti dei russi, ma il prezzo pagato per questa vittoria fu la definitiva divisione della città.