Argomenti del giorno.

Altro giorno, altra infornata di cose di cui parlare…

 

La tesi della Madia

Marianna Madia (la va in campagna quando il sole tramonterà…) ha presentato una tesi in cui anziché specificare a mano punto per punto le varie citazioni in qualche caso s’è limitata a non indicarle direttamente ma a specificare le fonti nella bibliografia, cosa peraltro comune tempo addietro.

Le “autorità” accademiche in merito si sono già espresse ufficiosamente dicendo che la cosa è un po’pasticciata per gli standard odierni ma è formalmente corretta e non da luogo ad alcuno scandalo. Pare invece che un certo giornale di nostra conoscenza, dopo aver finito gli scandali sul padre di Renzi (l’ultimo relativo ad un “appalto” per il posto di gelataio in un centro commerciale… avrebbe detto addirittura “prendete quello lì, il gelato lo fa buono”) ritiene che la cosa sia d’importanza capitale e da due giorni non parla d’altro.
E fin lì… sappiamo tutti di quale giornale stiamo parlando e sappiamo pure che la Madia ha pensato bene di tutelarsi ricorrendo ai tribunali, per cui non c’è rischio che, in un senso o nell’altro, la cosa non venga chiarita definitivamente e chi ha sbagliato (ma per davvero) non paghi.

Quello che è comico è che l’associazione “Libertà e Giustizia”, meglio nota per essere il principale motore dell’ora defunto “comitato del no” ha pensato bene di pubblicare (addirittura chiamando in causa l’Huffington post… salutate l’Annunziata, che ci saluterà Bersani che ci saluterà D’Alema) una lettera aperta in cui fa sapere che la Madia dovrebbe dimettersi per il bene delle istituzioni.

Cioè: Di Maio fa minacce del tipo “non lamentatevi se vi fanno gli attentati” e ‘sti qua (per lo più eminenti costituzionalisti in pensione) s’adontano perché la Madia mette le citazioni in un ordine anziché in un altro ?

 

La TAP

Passiamo oltre: in Puglia sta succedendo… assolutamente nulla, ma con molto clamore mediatico intorno.

Mi spiego: c’è un lunghissimo gasdotto che viene dall’Azebaijan, questo gasdotto deve passare sotto terra per 30km… ed i pugliesi (ma mica tutti, giusto un centinaio o giù di lì… incluse un paio di scolaresche accompagnate dagli insegnanti) s’oppongono.

Capiamoci meglio, il gas azero ha un certo vantaggio: ci permette (non a noi nel senso di “me”, noi nel senso d’Europa in generale) d’allentare la dipendenza (abbastanza forte finora) nei confronti di GAZPROM e del gas russo o che comunque passa dalla Russia. Il TAP fra le varie cose indebolirebbe Putin che già da un po’ quando si sente dire “se non la smetti di fare così potremmo sanzionarti” risponde “ed io vi chiudo il gas e vi lascio al freddo d’inverno”.

Ecco. Indovinate chi s’oppone ? Gli idioti odierni, quelli che per lo più manifestano perché essere contro è cool, fa impegnato e da quel tono da “io sono un tipo impegnato” anche se degli argomenti di fondo non se ne sa nulla.

Ovviamente su questa storia si sono buttati tutti quelli che vogliono rosicchiare un minimo di visibilità / credibilità / ritorno d’immagine in vista delle elezioni, e così capita che a favore degli ulivi c’è Possibile di Civati (che d’ulivo è tanto se ha visto quello di Prodi), ci sono i vari no-questoequello e ci sono gli amiconi di Putin (e sapete a chi mi riferisco). Oh, c’è pure Emiliano, che forte del 3% alle primarie interne del PD ci tiene a farsi conoscere come quel fallimento che giorno dopo giorno dimostra d’essere (è riuscito a farsi battere dagli altri candidati pure nel suo collegio!).

Il bello è che tutto ‘sto casino lo stanno facendo per ragioni che non sanno manco loro: un po’dicono che è “per gli ulivi” (meno di 300, che andranno espiantati, portati in vivaio e poi ripiantati dov’erano prima una volta che sarà stato interrato il tubo… perché la TAP questo è: un tubo che passa sottoterra), un po’dicono che è perché “rovina il paesaggio” (perché tutti vanno in puglia a San Foca o come si chiama per il paesaggio) e che bisognerebbe spostare il punto d’arrivo d’una trentina di km (dove si ricomincerebbe di nuovo con le stesse scuse: alberi da espiantare, paesaggio e via dicendo).
Il trucchetto è evidente: spostando tutto anche solo di un metro si dovrebbe ripartire da zero con l’italica trafila (già completata) per poter posare la tubatura, il che vuol dire altri mesi persi fra consulenze, perizie, ricorsi, tempi tecnici e via dicendo.

Molto più semplicemente questa è la prova provata che c’è un bel po’di gente che semplicemente le cose non le vuole fare, e non perché ha valide ragioni da opporre ma perché protestare fa figo e “se non ne ho bisogno perché devono farlo ?”.

Da buon meridionale queste sono le ragioni che mi fanno ponderare una possibile fuga altrove nell’UE, ovvero l’incapacità della gente di ragionare al di fuori di termini che, ad essere gentili, sono gattopardeschi.

Qui il punto è semplice: essendo stato fatto quanto obbligatorio per legge (ed in Italia tutto si può dire ma non che le leggi non siano garantiste… anzi, sono fatte apposta per rallentare qualsiasi cosa) è giusto che una volta che lo Stato nel suo diritto da il via ad un’opera quell’opera si deve fare. E’una questione non tanto di comodità, di utilità o di ritorni economici… ma di diritto.
Se siamo in uno stato di diritto è giusto che a questo punto si faccia.

Questo non vuol dire che tutti devono essere contenti, non vuol dire che non si deve protestare, non vuol dire che non si deve manifestare contro un’opera se la si considera sbagliata… no, siamo liberi di manifestare, però una cosa è manifestare ed un’altra, molto diversa, è impedire che si proceda con la costruzione d’un’opera che legalmente ha pieno diritto d’essere fatta.

 

Amicizie pericolose

Passiamo quindi ad un’altra storia: una commissione parlamentare USA (quindi non un giornale, non un sito di gossip, non Il fatto quotidiano versione americana insomma) ha detto chiaro e tondo che il Cremlino (che non è un gelato, è il palazzo del potere russo) può incidere sulle prossime elezioni in Germania e Francia e che Putin può orientare il voto verso i candidati che più gli aggradano.

Ok ? Vi chiederete “e che ce ne frega a noi ?”.

Nello stesso comunicato si dice che forti legami con Mosca, Putin e quei democratici a 24 carati che quando sono buoni arrestano gli oppositori, quando sono cattivi invece… per qualche motivo muoiono in circostanze strane, ce li ha un partito italiano.

No, non la Lega nord. Il comunicato parla proprio del Movimento 5 Stelle. Ovviamente gli attivisti non l’hanno presa bene… ed anziché prendersela con le autorità USA (la notizia ha origine lì) hanno pensato bene d’attaccare La Stampa, che ha osato riportarla (perché nel M5S delegittimare i media “non amici” è considerata cosa degna di merito).

Ma ovviamente queste sono sicuramente malignità, vero ?

Il M5S sicuramente non è ostile a Putin, si vede dal fatto che nel famoso libro (15 pagine lorde, 8 nette) ci sono ben due richiami alla Russia, entrambi in chiave “bisogna fare amicizia, sono importantissimi, via le sanzioni, Putin TVUMDB”. D’altro canto che con gli ex sovietici i grillini siano abbastanza accomodanti lo si vede subito: guardate cosa dice il deputato Di Stefano…

Lasciando perdere che non si capisce cosa “tocca” a loro al di fuori dello stipendio visto che più o meno su tutto “decide Beppe” la cosa simpatica è che ‘sti qua non si sono mai fatti problemi a “valutare” su Arabia Saudita, su Ucraina, su Germania, su Merkel, su Matteo Renzi, sul padre di Matteo Renzi, su Marianna Madia, su Maria Elena Boschi, sul padre di Maria Elena Boschi, sull’indagine del padre di Maria Elena Boschi, sull’archiviazione del padre di Maria Elena Boschi … e così via.

Oh, ma su Putin no eh. Non valutano, po’re stelline…

 

Continuiamo a parlare di Putin

In USA Trump ha deciso che non riuscendo a fare un fico secco in casa (l’Obamacare è rimasto ed il muro col Messico gliel’hanno già cassato perché costa troppo) era il caso di giocare su qualche tavolo facile, e così ha deciso di mettere “dazi punitivi” su prodotti europei in risposta al fatto che l’Europa non compra carne americana.

Fra i prodotti che saranno stratassati (si parla del 100% di dazi) c’è pure un’icona italiana: la Vespa.

Onestamente chissenefrega della Vespa in sé (io al secolo preferivo KTM e Husqvarna… sì, da piccolo ero decisamente cafonal); il problema è che qui in Italia la gente ci lavora e ci mangia con le Vespa che vengono fabbricate qui e destinate agli USA.
Sì, ok, parliamo di appena il 5% del prodotto da esportazione, però come direbbe Mariottide “sossoldi”. E quindi la cosa s’è fatta sentire.

Ovviamente le reazioni in certi ambiti (ambiti molto sordidi) sono state decisamente comiche: c’è chi promette “ci vendicheremo: metteremo dei dazi e proteggeremo i NOSTRI prodotti dai loro falsi” (scordandosi che noi siamo un paese esportatore e che il nostro interesse è nel togliere i dazi e fare accordi di libero scambio, non metterli) e chi è ancora in crisi da cuore spezzato perché pensava che Trump fosse amico dellaggente worldwide (effetti collaterali della propaganda filorussa, che hanno preferito il Berlusconi d’oltreoceano a Hillary Clinton).

Nel “rush” populistico che ne è seguito c’è stato ovviamente il comunicato dei grillini da incollare e conservare a futura memoria.

Non vi preoccupate, di Piaggio e compagnia bella non gli frega niente (come non gli è mai fregato niente di niente di società, aziende, industrie ed in genere attività produttive al di fuori di quel poco che gli serve per raccattare qualche voto facile), però per l’occasione fanno finta d’essere oltraggiati dopo aver definito Trump “il meno peggio” ed aver gioito in modo fin troppo evidente quando ha vinto le elezioni.

 

BRexit

Il Regno unito ha finalmente presentato la lettera che apre il procedimento per l’uscita dall’Unione Europea.

La cosa è stata presa da tutti con un colossale, sconquassante e come avrete notato assordante “embé ?” da parte del resto dell’Unione Europea.

Al di fuori delle parole di Tusk praticamente nessuno ha fatto caso alla cosa ed anche i giornali continentali hanno dato ben poco risalto alla cosa. La cosa ha urtato irrimediabilmente i sentimenti inglesi che pensavano d’essere ancora la cosa più rilevante su piazza mentre sono stati facilmente superati dalla tizia di AfD che è scoppiata a piangere quando le si è afflosciato il partito.

 

Per il resto ci sono un bel po’d’altre cose da dire e di cui parlare ma il mio PC attuale è quello raccattato… funziona male, la tastiera è abbastanza squallida e c’ho un bel po’di cose da fare per cui tralascio il resto degli argomenti, fra cui Scanzi vs (anche se è più adatto “con”) Bersani.

Domani invece vedremo di parlare di quel che sta succedendo in Venezuela.

Ci risentiamo alla prossima.